mercoledì 16 febbraio 2011

M'illumino di meno 2011



L'Italia del XVI secolo

Con la formazione della Lega di Cambrai (1508), voluta dal papa Giulio II in funzione antiveneziana, i Francesi fecero ritorno in Italia, destando le preoccupazioni dei principi della penisola. Il pontefice costituì allora una Lega Santa che nel 1513 costrinse gli ingombranti vicini alla ritirata.

Le mire francesi sull'Italia furono ereditate nel 1515 da Francesco I di Valois, che sarà protagonista insieme al rivale Carlo V di una lunga lotta per l'egemonia continentale che avrà in Italia il suo principale teatro.

Col trattato di Noyon del 1516 le due grandi contendenti riconoscevano le rispettive conquiste: alla Francia veniva confermato il possesso del Ducato di Milano, alla Spagna quello del Regno di Napoli. Ma l'accordo non bastò a spegnere le rivalità, che esplosero nuovamente nel 1519 con l'elezione a imperatore di Carlo V, già re di Spagna, Napoli e Sicilia.

Nel 1521 le armate francesi scesero nuovamente in Italia con l'obiettivo di riconquistare il reame napoletano, ma furono sconfitte in numerose battaglie , durante la quale lo stesso Francesco I fu fatto prigioniero e condotto a Madrid per poi essere rilasciato solo dopo la cessione di Milano agli spagnoli (1525).

L'allarme per la crescente potenza degli Asburgo portò alla costituzione della Lega di Cognac, promossa dal papa Clemente VII e siglata dal sovrano francese insieme alle repubbliche di Venezia e Firenze.

Un'alleanza fragile che non fu in grado di evitare il terribile sacco di Roma del maggio 1527, episodio che suscitò orrore e costernazione in tutto il mondo cattolico: i Lanzichenecchi, soldati imperiali di origine prevalentemente tedesca e fede luterana, misero sotto assedio la Città Eterna, che fu espugnata e saccheggiata per giorni. Il papa, asserragliato in Castel Sant'Angelo, fu costretto alla pace con l'imperatore, dal quale ottenne la restaurazione dei Medici a Firenze, dove si era costituita una repubblica (1527-1530).

Il 5 agosto 1529 venne stipulata la pace di Cambrai, con la quale la Francia rinunciava alle mire sull'Italia mentre la Spagna vedeva riconosciuto il possesso di Napoli e Milano.

L'equilibrio fu nuovamente infranto nel 1542, con l'inizio di una nuova fase di conflitti franco-spagnoli in territorio italiano. Gli scontri ebbero esiti alterni, sanciti da deboli trattati di pace e continuarono anche dopo la morte di Francesco I e l'ascesa al trono del suo successore Enrico II nel 1547.

Ma lo scenario internazionale mutò di colpo nel 1556, quando Carlo V abdicò dopo aver diviso i suoi possedimenti fra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I.

Furono proprio Enrico e Filippo a stipulare nel 1559 la pace di Cateau-Cambrésis, che mise fine definitivamente allo scontro tra Francia e Spagna per l'egemonia europea.

La Spagna consolidò la propria posizione di dominio in Italia, destinata a durare fino al 1714, anno della conclusione della guerra di Successione spagnola e dell'avvento dell'Austria come potenza egemone sulla penisola. La pace chiuse un sessantennio di guerre continue e sancì quella fine della libertà italiana avviata dalla spedizione di Carlo VIII nel 1494.

Da questo momento si può considerare esaurita la parabola del Rinascimento: l'Italia è quasi interamente soggetta alla corona spagnola ed è interessata da quel processo di reazione della Chiesa cattolica al luteranesimo che va sotto il nome di Controriforma.

Il periodo che seguì la fine delle guerre d'Italia - dalla seconda metà del XVI a tutto il XVII secolo - è stato a lungo etichettato come Età della decadenza, una formula per molti versi semplicistica che è stata fatta oggetto di profonda revisione da molti storici del XX secolo.

lunedì 7 febbraio 2011

Figure retoriche

Figure Retoriche

Si chiamano figure retoriche i diversi aspetti che il pensiero assume nel discorso per trovare efficace e viva espressione.

Considerate nel mondo classico come modi di espressione lontani da quelli della comunicazione ordinaria e quotidiana e per questa ragione ascritti solamente al campo della poesia in virtù del loro peculiare “ornato”, oggi le figure retoriche vengono intese in un'accezione più vasta come espressioni particolarmente pregnanti e tali da imporre un'interpretazione che tenga conto del di più di significato di cui sono specificamente portatrici.

Da questo punto di vista, dunque la funzione delle figure diventa essenziale all'interno di un discorso, non tanto per abbellirlo, quanto piuttosto per comunicare ad esso una particolare carica emotiva che incrementi il senso del messaggio.

A evidenziare il particolare valore, da esse, di volta in volta, veicolato, la Retorica, che è la scienza che studia le proprietà del discorso, le ha distinte, tradizionalmente, in figure di parola (a loro volta divise in tropi, figure grammaticali, e figure di costruzione) e figure di pensiero (tra le quali, la similitudine, l'allegoria, l'apostrofe, l'interrogazione e la perifrasi).


Allegoria

(dal greco allegoréin, “parlare diversamente”): figura retorica consistente nella costruzione di un discorso in cui i significati letterali dei singoli termini passano in secondo ordine rispetto al significato simbolico dell'insieme, che generalmente rinvia a un ordine di valori metafisici, filosofici e morali. La peculiarità di un simile procedimento consiste, quindi, essenzialmente nella capacità di trasformare nozioni astratte e significati morali in immagini spesso intensamente pittoriche, che vanno ben oltre il significato di base dei termini che le costituiscono e si sviluppano in una trama pregnante e allusiva. In questo senso, secondo alcuni, l'allegoria sarebbe una sorta di metafora continuata, estesa ad abbracciare un'intera composizione, come è il caso di apologhi, parabole e favole, nonché di opere quali la Divina Commedia di Dante e il Faust di Goethe. Oggi, a questa interpretazione, che affida all'allegoria il compito di trasmettere valori sovrasensibili e nascosti, ma comunque universalmente riconoscibili all'interno di un determinato codice, si sostituisce un'interpretazione più soggettiva, in cui personaggi, esperienze e situazioni particolari, rappresentati come reali e concreti, diventano allusivi di una realtà diversa e più generale senza caricarsi necessariamente di spiegazioni dimostrative e didattiche.

nafora

Anafora : ripetizione della stessa parola all'inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto. Es. Dante ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore....’

Anastrofe

Anastrofe: rivolgimento. Consiste nell'invertire l'ordine normale di due parole per mettere in risalto uno dei due termini. Es. in greco polemou peri anziché perri' polemou o anche "di me più degno" invece di "più degno di me".

Asindeto

Asindeto: coordinazione tra vari elementi di una frase senza congiunzioni.

Chiasmo

figura retorica che consiste nella disposizione incrociata degli elementi costitutivi di una frase, in modo che l'ordine logico delle parole risulta invertito. Così nel verso di G. Carducci Pianto antico vv 15-16: nè il sol più ti rallegra / nè ti risveglia amor si ha un chiasmo tra la parte nominale delle due proposizioni parallele (il sol e amor) e la parte verbale (ti rallegra e ti risveglia).

Climax

(dal greco climax, “scala”): procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo cioè una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso: es buono, migliore ottimo (dal grado normale dell' aggettivo si passa al grado comparativo e infine a quello superlativo); due, tre quattro (che costituisce la più semplice gradazione, in quanto attuata sul piano numerico). Un simile procedimento risulta particolarmente efficace soprattutto in poesia, dove l'intensificazione del concetto attraverso la progressione naturale dal vocabolo più debole al più forte è incrementata in modo significativo dai valori fonici e ritmici delle parole, come è dato verificare nella celebre chiusa dell' Infinito leopardiano, Così tra questa immensità / s' annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare.,in cui si attua una gradazione in senso discendente (Anticlimax) attraverso immensità-s'annega-naufragar,che anche ritmicamente riproducono un progressivo abbandono della mente.

Metafora

Metafora: (trasposizione) sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza. Es. ‘Stanno distruggendo i polmoni del mondo (per boschi)

Similitudine

(dal latino similitudo, 'somiglianza'): figura retorica consistente in un paragone istituito tra immagini, cose, persone e situazioni, attraverso la mediazione di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (come, simile a, a somiglianza di).

Sineddoche

(dal greco synekdékhomai, 'prendo insieme'): figura semantica consistente nell'utilizzazione in senso figurato di una parola di significato più o meno ampio della parola propria. Fondata essenzialmente su un rapporto di estensione del significato della parola, questa figura esprime:

  • la parte per il tutto (vela invece di 'nave');
  • il tutto per la parte (una borsa di foca, per indicare una borsa fatta di pelle di foca);
  • il singolare per il plurale e viceversa (l'italiano è molto sportivo);
  • il genere per la specie (mortale per 'l'uomo').
Vedi anche Metonimia.

Sinestesia

(dal greco syn, 'insieme' e aisthánestai, 'percepire'): procedimento retorico che consiste nell'associare, all'interno di un'unica immagine, sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che in un rapporto di reciproche interferenze danno origine a un'immagine vividamente inedita: ad esempio:

  • colore caldo (l'impressione visiva è unita a quella tattile);
  • voce chiara (l'impressione acustica è unita a quella visiva);
  • musica dolce (l'impressione acustica è accostata a quella gustativa).

Un simile procedimento, non estraneo alla poesia antica, diviene particolarmente frequente a partire dai poeti simbolisti e costituisce poi uno stilema tipico dell'area ermetica della poesia italiana del Novecento. Tra gli innumerevoli esempi che si potrebbero addurre, basti il celebre 'urlo nero della madre' di S. Quasimodo, in cui due sensazioni diverse, che interessano, la prima (urlo), il campo sensoriale dell'udito, la seconda (nero), quello della vista, si fondono in un'immagine che suggerisce l'idea di angoscia, di disperazione e di paura, in una temperie cupamente drammatica.

Metonimia

Metonimia o metonomia: consiste nell'usare il nome della causa per quello dell'effetto Es. bevo un bicchiere.

Ossimoro

Ossimoro: forma di antitesi di singole parole che vengono accostate con effetti paradossali (es. paradiso infernale, ghiaccio bollente)
• gr. oksymoron, neutro sost. di oksymoros comp. di oksys “acuto” e morós “sciocco” come modello di unione di concetti discordanti.

A scuola di poesia

http://www.kowalski.it/libri/9788874967704/scheda/

Un'idea per studiare la poesia (con tanto di figure retoriche...) in maniera divertente.
Dateci un'occhiata!

lunedì 24 gennaio 2011

La Giornata della Memoria

Il 27 gennaio si celebra in tutta Italia il 'Giorno della Memoria', istituito con legge 211 del 20 luglio 2000, per ricordare la data dell'abbattimento dei cancelli del campo di sterminio di Auschwitz (27 gennaio 1945) e quindi le persecuzioni e lo sterminio del popolo ebraico, la cosiddetta SHOAH, oltre che tutti i deportati italiani nei campi nazisti.

Il testo dell'articolo 1 della legge così definisce le finalità del Giorno della Memoria:

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Nella ricorrenza vengono organizzati incontri, cerimonie di rievocazione dei fatti e momenti comuni di riflessione per mantenere viva la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia dell’Europa e del nostro Paese, per scongiurare il ripetersi di simili eventi.

27 gennaio 1945: liberazione di Auschwitz
Con il termine campo di concentramento di Auschwitz Birkenau si identifica genericamente l'insieme di campi di concentramento e il campo di sterminio costruiti durante l'occupazione tedesco nazista della Polonia nei pressi della cittadina polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz) che si trova a circa 60 chilometri ad ovest di Cracovia.
In totale furono deportate ad Auschwitz più di 1 milione e 300 mila persone. 900.000 furono uccise subito al loro arrivo e altre 200.000 morirono a causa di malattie, fame o furono uccise poco dopo il loro arrivo.

Il complesso concentrazionario di Auschwitz svolse un ruolo fondamentale nei progetti di "soluzione finale della questione ebraica" - eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio del popolo ebraico (anche se nel campo trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) - divenendo rapidamente il più grande ed efficiente centro di sterminio. Oggi quel che resta di quel luogo è patrimonio dell'umanità.

SHOAH
Il termine Shoah è stato adottato solo recentemente per descrivere la tragedia ebraica di quel tragico periodo storico e allo scopo di sottolinearne la unicità rispetto ai molti altri casi di genocidio a cui purtroppo la storia umana tristemente ci ha abituato.

Shoah (in lingua ebraica השואה ), significa “desolazione, catastrofe, disastro”. Questo termine venne adottato per la prima volta, nel 1938, dalla comunità ebraica in Palestina, in riferimento alla Notte dei cristalli (9-10 novembre 1938). Da allora definisce nella sua interezza il genocidio della popolazione ebraica d’Europa.

Il termine si sta sostituendo a quello di Olocausto.
La parola olocausto, sta a significare sacrificio; ossia grave rinuncia deliberatamente sopportata in vista di uno scopo. Per decenni il termine è stato utilizzatoper descrivere il sacrificio di vite umane a cui gli ebrei hanno dovuto sottostare sotto il periodo nazista per giungere all'ottenimento da parte dalla Società delle Nazioni,ora ONU, del diritto a costituire un proprio stato in Palestina.
In greco significa "tutto bruciato", si riferiva ai sacrifici che venivano richiesti agli Ebrei dalla Torah: si trattava di sacrifici di animali uccisi e bruciati sull'altare del tempio. A partire dalla meta del secolo XX il termine olocausto viene utilizzato anche per indicare massacri o catastrofi su larga scala. A causa del significato religioso del termine alcuni, sia ebrei che di altre fedi, trovano inappropriato l'uso di tale termine: costoro giudicano offensivo paragonare o associare l'uccisione di milioni di ebrei ad una "offerta a Dio".

Ma chi è una persona senza memoria?

Conoscere e ricordare la Shoah può essere di valido aiuto per meglio comprendere le ramificazioni del pregiudizio e del razzismo; per realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni differenti; per permettere anche la maturazione consapevole nei giovani di un’etica della responsabilità individuale e collettiva.

mercoledì 19 gennaio 2011

ANALISI DEL TESTO POETICO



ANALISI DEL TESTO POETICO

1. Linguaggio poetico e linguaggio comune
Avvicinandoci allo studio del testo poetico dobbiamo sottolineare come il principale obiettivo del linguaggio comune sia di trasmettere in modo chiaro, inequivocabile, un particolare messaggio, ad esempio : “Antonio chiudi la finestra!”, il senso del testo è chiaro, chi l’ha codificato si è preoccupato, innanzitutto, di elaborare un testo di facile comprensione per raggiungere l’obiettivo fissato. Nel linguaggio comune il testo diventa uno “strumento” inteso a soddisfare una particolare esigenza, una volta raggiunto lo scopo diventa inutile, possiamo tranquillamente abbandonarlo.
Un discorso completamente diverso bisogna fare per il testo poetico, in questo caso il testo “non è mai uno strumento” finalizzato ad ottenere obiettivi esterni al testo stesso. Il poeta-emittente non si preoccupa di elaborare un testo che sia, innanzitutto, di facile comprensione; il testo non deve essere soprattutto chiaro, la sua funzione non è strumentale; esso ha valore in sé, trova in sé stesso il fine, come d’altronde tutta la produzione che appartiene al mondo dell’arte.
Per aiutarci a comprendere meglio la distinzione tra linguaggio poetico e linguaggio comune leggiamo questa bella pagina tratta da S. Guglielmino, T. S. Silvestrini “Guida alla lettura”, Milano 1988, ed. Principato:
“Il materiale usato dal poeta è lo stesso del linguaggio comune, cioè lo stesso materiale che ci serve ogni giorno e in ogni circostanza per le necessità di comunicazione e di rapporto della vita quotidiana.
Consideriamo di nuovo il verso:
“Dolce e chiara è la notte e senza vento...”
Se noi volessimo esprimere lo stesso contenuto per riferire a qualcuno una nostra esperienza o percezione potremmo dire abbastanza indifferentemente:
“E’ una notte serena e senza vento... “, “La notte è serena e non tira vento...”, “E una notte calma e luminosa” e via cambiando e mutando i termini o il loro ordine e la loro combinazione: il nostro destinatario riceverebbe sia in un modo che nell’altro l’informazione che vogliamo dargli riguardo alla realtà di quella notte e alla nostra percezione della sua bellezza. Questi mutamenti, nel linguaggio comune non intaccano sostanzialmente il senso di quanto si vuole comunicare.
Nel linguaggio poetico invece ogni mutamento di termine, ogni cambiamento nell’ordine delle parole, ogni accostamento, separazione, combinazione, ha un’importanza rilevante perché non è essenziale tanto ciò che si intende comunicare quanto il modo particolare con cui lo si esprime. Questo modo non è necessariamente il più preciso e definito, talora neanche il più chiaro; e non rispetta neppure l’ordine e gli accostamenti più comuni: è invece il più ricco di valori musicali e fantastici.
La parola, nel linguaggio poetico, non viene ricercata per la sua capacità di comunicare ordinatamente informazioni e conoscenze, quanto per le sue possibilità di sprigionare suoni che si leghino ritmicamente agli altri suoni del testo.
Allo stesso modo non si chiede alla parola di definire con precisione un oggetto distinguendolo da altri, ma piuttosto di rappresentarlo evocando tutte le possibili immagini che il significato comporta o che richiama per associazione, o che può suscitare in rapporto ad altri significati presenti nel testo poetico.
Perciò la polisemia di una parola (cioè il suo essere portatrice contemporaneamente di più significati) e l’ambiguità che ne consegue non solo non vengono evitate nel linguaggio poetico, ma sono consapevolmente sfruttate per moltiplicare i rapporti con li altri elementi nel testo poetico.
E’ come un gioco complesso e prezioso di echi e di riflessi, in cui ogni suono e ogni immagine non valgono più per se stessi, ma per tutte le possibilità che suggeriscono. Si costituisce quindi, nel linguaggio poetico, una rete fitta di rapporti così intrecciati tra di loro che non si può togliere un singolo elemento senza mettere in pericolo l’equilibrio del risultato finale. (op. cit. pagg. 70-71)

Anche grazie a quanto abbiamo appena visto cerchiamo di individuare quali sono gli elementi che caratterizzano, e quindi differenziano, un testo poetico da altri tipi di testi. Per comodità osserviamo forma e contenuto in modo distinto, anche se proprio nel testo poetico questi due elementi sono strettamente legati.

Forma

Gli elementi formali che caratterizzano un testo poetico sono:

l’essere scritto in versi
• l’attenzione per le rime, le assonanze e le consonanze
• la scelta dei termini secondo criteri fonici
• sintassi che spesso non segue le regole canoniche
• cura particolare per il lessico

Contenuto

Per quanto attiene al contenuto possiamo dire che non vi sono particolari argomenti che in qualche modo caratterizzano il testo poetico. E’ invece importante sottolineare come in esso il contenuto è strettamente legato alla forma, significato e significante sono tra loro uniti in un’unione inscindibile.
Ogni poesia è l’espressione unica di un particolare poeta, cercare d’esprimere i medesimi contenuti modificando la forma è impossibile, otterremo qualcosa di completamente diverso.

La complessità del testo poetico

Nell’avvicinarci ad un qualsiasi testo poetico dobbiamo ricordare che in esso nulla, o poco, è spontaneo, ogni elemento viene scelto non solo per il significato che porta con sé ma anche:
• per le relazioni che crea con le altre parti del testo
• perché è in grado di suggerire immagini
• sa evocare ricordi
• per la capacità di creare effetti musicali
• perché è in grado di creare associazioni d’idee

Studiare un testo poetico

Proprio per queste peculiari caratteristiche studiare un testo poetico è un’operazione piuttosto complessa, possiamo immaginarla come un percorso suddiviso in diverse fasi o livelli di lettura. La prima parte del percorso è legata all’analisi del testo, mentre la seconda si focalizza sull’interpretazione dello stesso.

Analisi del testo
Data la natura pragmatica del presente testo proponiamo, in modo schematico, un possibile percorso per l’analisi del testo poetico, ogni lettore, con l’esperienza, sarà in grado di crearsi un “proprio” percorso.
Nello schema si noti la distinzione tra lo studio dell’autore e del tempo in cui visse (PARTE I: analisi extratestuale), e l’analisi del testo vero e proprio (PARTE II: analisi testuale).


PERCORSO PER L’ANALISI DEL TESTO POETICO

PARTE I: Analisi extratestuale (o contestualizzazione)

FASE DESCRIZIONE SINTETICA OBIETTIVI NOTE

Prima
Inquadramento storico e socio-culturale Raccogliere quante più informazioni possibili, relative al momento storico e socio-culturale nel quale l’autore è vissuto Conoscere le coordinate storiche e socio-culturali nelle quali un determinato autore è vissuto è di notevole aiuto per la comprensione dei testi poetici che questi ha prodotto
(ad esempio, risulta difficile comprendere compiutamente la poesia Il cinque maggio di A. Manzoni, se non si conoscono la vita e le imprese di Napoleone).

Seconda
Studio della biografia dell’autore Conoscere la vita dell’autore. Vita e opere di un autore non possono essere considerate come due entità distinte, sarebbe un gravissimo errore, la vita si riflette nelle opere e queste ci consentono di comprendere la sua vita, in una unità inscindibile.
La presenza costante di alcuni temi nella poetica di alcuni autori si comprende appieno solo conoscendo la loro vita (pensiamo ad esempio a Pascoli e al tema frequente del nido familiare come fonte di felicità, un tale tema si collega alle tragedie familiari che l’autore ha vissuto quando era ancora ragazzo).

Terza
L’autore e il suo tempo Comprendere i rapporti tra l’autore e i contemporanei I poeti, ma tutti gli artisti in genere, rappresentano figure del tutto particolari all’interno di un gruppo sociale, è importante comprendere quale considerazione avesse il poeta da parte dei contemporanei. Troveremo posizioni che sono lontanissime tra loro, così Manzoni ebbe una notevolissima considerazione, mentre Dino Campana venne, per tutta la vita, considerato disturbato mentalmente.
Studiare il rapporto tra autore e contemporanei è importante anche perché bisogna ricordare che erano i contemporanei i reali destinatari del testo.
Non bisogna poi dimenticare che il testo potrebbe essere stato scritto per una particolare occasione.

Quarta
Analisi della produzione complessiva e collocazione del testo da studiare Collocare correttamente, all’interno della produzione complessiva dell’autore, il particolare testo poetico da studiare E’ importante avere una visione d’insieme delle opere prodotte dall’autore per comprendere il testo da analizzare. Se visto come parte di un insieme, e se collocato correttamente, diventa più facile comprendere il senso del testo.

Quinta
Studio della poetica Conoscere gli elementi essenziali che ci consentono di comprendere la poetica dell’autore Possiamo considerare la poesia studiata come un frammento della produzione del poeta, ebbene per comprendere quel frammento è necessario conoscere le linee guida del pensiero dell’autore, i temi più frequenti, l’uso del lessico, ecc.


PERCORSO PER L’ANALISI DEL TESTO POETICO
PARTE II: Analisi testuale

FASE DESCRIZIONE SINTETICA OBIETTIVI NOTE
Prima
Prima lettura Conoscere il testo In questa prima fase si legga il testo, lettura espressiva, cercando di evidenziare le pause e gli accenti per coglierne il ritmo.

Seconda
Prima comprensione. Comprendere il significato del testo “traducendolo” in prosa (fare la parafrasi) Nella seconda fase dobbiamo fare la parafrasi del testo. Parafrasi deriva dal greco paràphrasis e significa “frase posta vicino”. Nel fare la parafrasi dobbiamo ricordare che questa ha una propria indipendenza dal testo di riferimento, ci consente di individuare i contenuti del testo, ma da questo se ne distingue sia per la struttura, sia per il lessico. Dobbiamo inoltre ricordare che stiamo riscrivendo in prosa i contenuti del testo poetico, se in quest’ultimo le regole sintattiche spesso sono trascurate, non altrettanto deve avvenire per il testo in prosa.
Per fare la parafrasi consigliamo di:
• chiarire il significato di ogni singola parola o delle espressioni non immediatamente comprensibili, parole nuove, insolite, ecc;
• ricostruire la situazione complessiva dei fatti o delle emozioni rappresentate nel testo;
• ricercare un'espressione semplice e chiara, di un linguaggio comune, per ogni punto della poesia;
• ricercare il messaggio profondo del testo;
• individuare una chiave interpretativa che riveli il senso delle immagini poetiche

Terza
Individuazione dei nuclei tematici. La parafrasi ci consente di individuare quelli che possiamo definire nuclei tematici della poesia. Solo se saremmo in grado di individuare correttamente i nuclei tematici potremmo comprendere il significato complessivo del testo.

Quarta
Individuare e definire gli elementi metrici e strutturali presenti. In questa fase dobbiamo individuare:
1. il tipo di componimento (sonetto, ballata,
schema libero, ecc.)
2. la natura dei versi presenti
3. la posizione dell’accento ritmico, le
pause e gli enjambement

Quinta

Studio delle figure retoriche Individuare le eventuali figure retoriche presenti, cercando di comprendere quale significato l’autore intendeva attribuire alle diverse figure In quest’ultima fase cercheremo nel testo quelle che vengono definite “figure retoriche”, ossia quelle forme stilistiche usate dall’autore per ottenere particolari effetti. Il nome “retoriche” deriva dal fatto che tali figure furono studiate e codificate dalla Retorica antica (ricordo che presso i Greci e i Latini la Retorica era una materia di studio, coincidente con l’arte del parlare e scrivere con efficacia persuasiva)
Le figure retoriche che possiamo trovare nei testi poetici sono:
1. figure di suono (rima, assonanza,
consonanza, allitterazione, onomatopea)
2. figure sintattiche (anafora, ellissi,
enumerazione, climax, anastrofe,
iperbato, chiasmo)
3. figure di significato (similitudine,
metafora, analogia, sinestesia, metonimia,
sineddoche, ossimoro, iperbole, litote)


Dall’analisi all’interpretazione

Dopo l’analisi del testo possiamo passare alla sua interpretazione. Il testo analizzato viene ora osservato secondo quattro diverse chiavi di lettura:
• in relazione alla produzione poetica dell’autore
• in relazione alla produzione poetica del tempo
• in relazione alla produzione poetica in generale
• in relazione al mio rapporto con quel particolare testo
Rispetto all’analisi è necessario sottolineare come il momento dell’interpretazione sia più complesso, per interpretare è necessario avere una visione d’insieme che solo uno studioso è in grado d’avere. Quando scrivo “interpretare” intendo perciò conoscere le interpretazioni date dai critici letterari.

Giovedì e sabato...

Giovedì:
In Storia studiate con attenzione il capitolo della Riforma protestante e della Controriforma.
Per aiutarvi potete guardare anche gli esercizi alla fine del capitolo.

Siate preparati su termini e concetti:
ad es.
Cosa si intende con riforma protestante (chi/ quando/dove/ perché), con luteranesimo, calvinismo, chiesa anglicana, controriforma

Chi è Martin Lutero/ Giovanni Calvino/Enrico VIII

Quali sono i capisaldi del luteranesimo...

Sabato
In Epica interrogo e procediamo con un altro canto della Commedia. Ricordate sempre di rivedere i concetti principali di quanto già fatto.
In Grammatica riprendiamo l'analisi logica
In Geografia continuiamo con il terziario e... interrogo!

lunedì 17 gennaio 2011

PROPOSTA PER MARTEDI SERA

Ciao a tutti!
Vi inserisco il link dove trovare le informazioni riguardo il cinema di domani sera (alle 21.15)!

http://www.cinemacorallomonselice.it/Film2.htm

Ricordo che la partecipazione è assolutamente libera,

a domani

la prof

giovedì 13 gennaio 2011

Enrico VIII

Enrico Tudor, uno dei più influenti sovrani della storia moderna, nacque il 28 giugno 1491 a Greenwich. Dopo la morte di suo fratello maggiore Arturo nel 1502, Enrico divenne erede al trono inglese. Sette anni più tardi suo padre Enrico VII morì, lasciandogli il trono d'Inghilterra con il nome di Enrico VIII. Poco dopo si sposò con la vedova di suo fratello Arturo, Caterina d'Aragona. Enrico da questo punto in poi fece sempre più spesso affidamento sui consigli dello scaltro Thomas Wolsey, che in molti casi decideva per il re, e che venne nominato per questo come Lord Cancelliere del Regno nel 1515.

La guerra con la Francia si dimostrò molto più costosa e difficile del previsto e con la necessità di Enrico di avere un erede maschio, l'influenza di Wolsey sul re calò drasticamente.


Il re era determinato a sostituire Caterina, da cui ebbe solo una figlia, Maria (la futura Maria la Sanguinaria) ma il Papa gli rifiutava di concedergli il divorzio. Nel 1533, Enrico andando contro la Chiesa di Roma ripudiò Caterina e sposò Anna Bolena, dalla quale ebbe anche in questo caso una unica figlia, Elisabetta (la futura Elisabetta I).

Il Papa per questo gesto scomunicò il re andando a una spaccatura insanabile che portò allo scisma tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Inglese che passò sotto il diretto controllo del monarca. Il Parlamento Inglese ratificò la decisione di rompere i rapporti con Roma.

Enrico diventò lui stesso capo della Chiesa d'Inghilterra e avviò la dissoluzione e lo scioglimento di tutti i monasteri del regno (ancora oggi, di molti di questi monasteri, si possono ammirare le imponenti rovine), inglobando tutte le loro enormi fortune, oltre che tutti i possidenti in generale della Chiesa. In molti casi i monaci e gli uomini di chiesa in genere che si rifiutarono di giurare fedeltà al re vennero messi a morte.

Dopo soli tre anni Enrico cominciò a stancarsi di Anna Bolena, facendola condannare per adulterio e tradimento alla pena capitale. Dopo solo un anno il re si risposò per la terza volta con Jane Seymour, la quale gli diede un erede maschio Eduardo, che tuttavia morì dandolo alla luce.


I sentimenti religiosi di Enrico a dispetto delle circostanze, rimasero cattolici, nonostante il fatto che molti a corte e nella nazione avevano ormai abbracciato il protestantesimo.

Gli anni finali di Enrico testimoniarono il decadimento fisico e a tratti mentale del re. Nel 1540 si sposò per la quinta volta, con Catharine Howard ma anche lei fu trovata a flirtare con una sua vecchia fiamma e giustiziata per tradimento due anni dopo. Il re si sposò per la sesta e ultima volta con Catherine Parr. Ci furono altre inutili e costose guerre con la Francia e con la Scozia che non portarono alcun vantaggio all'Inghilterra. Enrico, ormai afflitto da diversi problemi fisici morì il 28 Gennaio 1547, gli successe suo figlio Edoardo, ancora giovanissimo.

mercoledì 12 gennaio 2011

Linguaggio denotativo e connotativo

Le parole, in poesia, assumono due tipi diversi di significato: quello denotativo e quello connotativo. Il primo è il significato vero e proprio del termine, il secondo sono i vari significati che la parola può assumere a seconda del contesto

In linguistica ogni parola può essere analizzata sotto due punti aspetti, quello denotativo e quello connotativo.

La denotazione è il semplice significato letterario di un termine; per cui “siepe”, per esempio, è “una fila di arbusti disposta a recingere apprezzamenti di terreno”.

La connotazione è, invece, il contenuto emotivo, l’alone di suggestioni che caratterizza un termine e per estensione un testo. Per cui la siepe in Leopardi acquista un alto valore emotivo, aprendo lo spazio all’infinito.

Naturalmente il carattere connotativo di un termine è un fenomeno assolutamente personale, soggettivo.

In poesia l’aspetto connotativo è spesso più importante di quello denotativo. Ne consegue un’altra differenza rispetto alla prosa: la poesia agisce in maniera differente in ognuno di noi, perché ciascuno interpreta – in rapporto alle proprie esperienze di vita – a livello connotativo una poesia diversamente. In sostanza, una poesia può suscitare ricordi ed emozioni privati.

Una poesia è, di conseguenza, un’opera aperta, che travalica il significato che il poeta stesso gli ha dato. Essa si sgancia dal suo ideatore e diventa patrimonio di tutti. Ecco perché la poesia è universale, dal momento che tutti gli uomini hanno provato nella propria vita determinate emozioni, avuto certe esperienze.



Significato denotativo

Significato connotativo

Leone

Animale dei felini, fulvo, col capo grosso, coperto nei maschi da lungo pelo, formante giubba o criniera.

Simbolo della forza e del coraggio (Quell’uomo si è battuto come un leone)

Aver avuto un ruolo preminente

(Ha fatto la parte del leone)

Fegato

Voluminosa ghiandola del corpo umano ed animale che segrega la bile; è situata nell’addome subito sotto il diaframma.

Come sinonimo di coraggio.

(Quella ragazza ha avuto fegato)

Rodersi di rabbia

(Mangiarsi il fegato)

Liquido

Aggettivo dei corpi fluidi che, composti di molecole scorrevolissime e dotate di scarsa coesione, non hanno forma propria, ma prendono quella dei recipienti che li contengono o, liberi, si spandono in superficie piana.

Denaro liquido

Denaro in contanti

Consonanti liquide

Di suono scorrevole

Il luteranesimo

Chi sono i Luterani?

Per luteranesimo si intende la teologia sviluppata dal monaco agostiniano Martin Lutero e le dottrine professate dalla chiese evangelico-luterane nate dalla Riforma protestante del XVI secolo.

Secondo la tradizione, il 31 ottobre del 1517 Martin Lutero affisse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, 95 tesi sfidando gli insegnamenti della Chiesa cattolica romana sulla natura della penitenza, l’autorità del papa e l’utilità delle indulgenze. L’azione di Lutero fu in gran parte una risposta alla vendita di indulgenze promossa da papa Leone X per finanziare la costruzione della basilica di San Pietro.

Queste tesi, inizialmente scritte per sollecitare una disputa accademica, furono tradotte e divulgate in tutta la Germania e oltre, dando l’avvio a un grande movimento di riflessione teologica, di protesta spirituale e politica contro la Chiesa romana. L’intenzione di Lutero, comunque, non era quella di fondare una nuova Chiesa bensì quella di riformare quella esistente da capo a piedi.

La rottura definitiva con Roma avvenne nel 1520 quando Lutero, minacciato di scomunica con bolla papale, bruciò, davanti agli studenti di Wittenberg, la bolla.

Il 3 gennaio 1521 fu definitivamente scomunicato. Seguì la messa al bando da parte dell’imperatore, sempre nel 1521.

All’epoca la Bibbia e la messa erano in latino e quindi solo pochi dotti potevano accostarsi alle Sacre Scritture. Grazie alla coeva invenzione della prima macchina per stampa a caratteri mobili, Lutero, insieme ad amici esperti delle lingue bibliche, tradusse la Bibbia in tedesco avvicinando i fedeli alla sua comprensione ed evidenziando le contraddizioni tra l’operato del clero e la dottrina cattolica.

Nel 1530, il ramo luterano del movimento della Riforma protestante, presentò alla dieta di Augusta il suo principale documento di fede, la “Confessione Augustana”.

Dopo la morte del fondatore il luteranesimo si frammentò in diversi blocchi (puristi, moderati, estremisti, mistici, pietisti, ecc) entrando anche in conflitto con il calvinismo di origine ginevrina.
Con la Pace di Augusta (1555) si riconobbe la religione del principe di ciascun territorio dell’impero come religione di tutti i sudditi (cuius regio, eius religio) legittimando definitivamente il luteranesimo.

Esso si diffuse rapidamente in quasi tutti gli stati germanici. In Scandinavia (Danimarca, Svezia, Norvegia) ebbe un carattere più tradizionalista mantenendo molte delle strutture ecclesiastiche cattoliche.
Il paese extra-europeo dove il movimento ebbe maggior successo furono gli Stati Uniti d’America grazie alle migrazioni di tedeschi e scandinavi. Vi sono forti presenze luterane anche in Brasile, nell’America Centrale, in Tanzania, in Etiopia e in Papua - Nuova Guinea.


La dottrina di Lutero si riassume in quattro citazioni che vengono condivise anche dalle altre chiese provenienti dalla Riforma del ‘500:
- sola fide: l’uomo ottiene la propria salvezza solo con la fede in quanto, schiavo del peccato originale, è incapace di salvarsi in virtù delle proprie forze o con il proprio agire;
- sola gratia: la fede è un dono esclusivo della grazia di Dio;
- solo scriptura: la fede trova il suo fondamento solo nella parola di Dio, la Sacra Scrittura, e non già nella sua interpretazione da parte del magistero della Chiesa o nella tradizione storica;
- solus Christus: non vi è alcun salvatore e mediatore indicato da Dio al di fuori di Gesù Cristo.

Alla Bibbia è riconosciuta l’autorità suprema in materia di fede e di etica, tanto che la comunità accetta come sacramenti soltanto il battesimo e la cena del Signore, considerandoli istituiti direttamente da Cristo sulla base dei dati biblici. Particolare importanza ha il sermone come illustrazione della parola di Dio.
Nella celebrazione dell’Eucaristia, chiamata Santa Cena, tutti i partecipanti si comunicano sotto entrambe le specie del pane e del vino e, a differenza di altre denominazioni protestanti, il luteranesimo non nega la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nelle due sostanze che dopo la consacrazione ‘coesistono’ in unione tra loro (consustanziazione). Mentre per il cattolicesimo la transustanziazione è conversione “in toto” della sostanza del pane e del vino nella sostanza del corpo e sangue di Cristo, mantenendo invariato solo l’aspetto esteriore.
Diversamente dal cattolicesimo, la funzione sacerdotale è attribuita simbolicamente all’intero popolo dei credenti, in virtù del Battesimo. Il pastore è pertanto un semplice ministro di culto e non è tenuto al celibato.
In quasi tutte le chiese luterane nel mondo è riconosciuto anche il ministero pastorale delle donne.
Conseguenza diretta del valore non meritorio attribuito alle opere e ai meriti è il rifiuto del culto dei santi.


PROGRAMMA SETTIMANALE

Come vedete, sono riuscita a rientrare nel blog...
Quindi, procediamo con l'agenda settimanale!!!

Giovedì
Riguardate bene i paragrafi su Martin Lutero e il luteranesimo. Preparate con cura le 4 domande e concentratevi sulle risposte.
Continuo la spiegazione ed interrogo eventuali volontari che vogliano recuperare.


Sabato
Geografia: consegno le verifiche e procedo con la spiegazione del settore terziario
Epica: analizziamo insieme un altro canto dell'Inferno (L'ultimo viaggio di Ulisse, canto XXVI)
Grammatica: correggiamo gli esercizi e procediamo con l'analisi logica (tenete sotto mano la fotocopia con i diversi complementi)

domenica 12 dicembre 2010

PROGRAMMA SETTIMANALE




Lunedì:
Avete a disposizione un'ora per terminare il tema di italiano.
In Grammatica procediamo con i diversi tipi di complementi.

Martedì:
Non ci sono (causa uscita con la I). Voi però avrete comunque modo di tenervi occupati: portate Storia in modo da rispondere alla domande di pre verifica e ripassare in previsione di giovedì...

Mercoledì:
Interrogo in Letteratura e procedo con la spiegazione della Divina Commedia.
In Antologia leggiamo brani relativi all'autobiografia.

Giovedì
Verifica di Storia!
Riguardate bene, anche tramite schemi e domande di pre verifica, il capitolo sulle scoperte geografiche e sulle civiltà precolombiane.

Nell'ora di approfondimento procediamo con Grammatica (analisi logica).

Sabato
In Epica interrogo e procediamo con la lettura dei Canti dell'Inferno.

In grammatica avanziamo con l'analisi logica.

Tema per casa!!! A scelta fra le tracce qui sotto:
SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO
“D. Pegoraro” di Solesino

III COMPITO DI ITALIANO DEL I QUADRIMESTRE
CLASSE II A


I TRACCIA:
La società contemporanea si serve di numerosi strumenti tecnologici, dalla sfera più personale e quotidiana caratterizzata ad esempio da Internet e cellulari, a quella pubblica più evoluta e complessa come il campo aerospaziale o medico. Questo fatto ha avuto e ha tuttora numerosi risvolti positivi, ma l’uso inconsapevole o superficiale della tecnologia può avere anche conseguenze che compromettono o mortificano le relazioni umane, l’esperienza diretta delle cose e quindi la loro conoscenza.
Riesci ad immaginare contesti in cui l’uso della tecnologia abbia allontanato gli uomini invece che avvicinarli, dove abbia creato disagi sociali invece che risolverli?
Insomma, per te, la tecnologia è sempre positiva?


II TRACCIA:
Il 10 dicembre hai ricordato l’anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Dopo una breve sintesi delle attività scolastiche che hanno riguardato tale ricorrenza, rifletti sul significato di questo documento oggi. Quali sono i diritti fondamentali dell’uomo? Sono ovunque rispettati? Riesci immaginare, anche nel tuo Paese, situazioni in cui ciò non avviene?


III TRACCIA:
Il bullismo è un atto di viltà. Sei d’accordo con questa affermazione?
Prova a ragionare, partendo magari da un fatto di cronaca di cui sei venuto a conoscenza, sui motivi che possono spingere un adolescente a maltrattare un coetaneo e rifletti poi sulle possibili soluzioni. Immaginane in particolare alcune di carattere non solo punitivo, ma soprattutto educativo e culturale. Cosa possono fare le istituzioni, la scuola, la famiglia, gli amici (veri)?

IV TRACCIA:
Nelle ultime settimane hai iniziato ad affrontare lo studio della Divina Commedia.
Scrivi una lettera alla tua maestra delle elementari raccontandole cosa hai imparato riguardo questo argomento, cosa ti ha particolarmente colpito e perché.

V TRACCIA:
Immagina di poter viaggiare nel tempo, in un’epoca più o meno lontana e nei panni di un personaggio (comune o celebre) a tuo piacimento. Racconta sottoforma di lettera la tua avventura…
P.S: Attenzione ad essere credibile e preciso nei dettagli!


In geografia procediamo con il settore secondario e il settore terziario in Europa. Ricordate di studiare lo schema dei diversi tipi di industrie.

mercoledì 8 dicembre 2010

LA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI UMANI

http://www.youtube.com/watch?v=V5owSVZO7gU
« Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. »

(Il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.)

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamava la Dichiarazione universale dei diritti umani. Per la prima volta nella storia dell'umanità, era stato prodotto un documento che riguardava tutte le persone del mondo, senza distinzioni. Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere al mondo.

I trenta articoli di cui si compone sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona.

Vi si proclama il diritto alla vita, alla libertà e sicurezza individuali, ad un trattamento di uguaglianza dinanzi alla legge, senza discriminazioni di sorta, ad un processo imparziale e pubblico, ad essere ritenuti innocenti fino a prova contraria, alla libertà di movimento, pensiero, coscienza e fede, alla libertà di opinione, di espressione e di associazione. Vi si proclama inoltre che
nessuno può essere fatto schiavo o sottoposto a torture o a trattamento o punizioni crudeli, disumani o degradanti e che nessuno dovrà essere arbitrariamente arrestato, incarcerato o esiliato.
Vi si sancisce anche che tutti hanno diritto ad avere una nazionalità, a contrarre matrimonio, a possedere dei beni. a prendere parte al governo del proprio paese, a lavorare, a ricevere un giusto compenso per il lavoro prestato, a godere del riposo, a fruire di tempo libero e di adeguate condizioni di vita e a ricevere un'istruzione. Si contempla inoltre il diritto di chiunque a costituire un sindacato o ad aderirvi e a richiedere asilo in caso di persecuzione.

Molti paesi hanno compendiato i termini della Dichiarazione entro la propria costituzione. Si tratta di una dichiarazione di principi con un appello rivolto all'individuo singolo e ad ogni organizzazione sociale al fine di promuovere e garantire il rispetto per le libertà e i diritti che vi si definiscono. Gli stati membri delle Nazioni Unite non furono tenuti a ratificarla (la dichiarazione non essendo di per sé vincolante), sebbene l'appartenenza alle Nazioni Unite venga di norma considerata un'accettazione implicita dei principi della Dichiarazione.

Va sottolineato che in base alla Carta delle Nazioni Unite gli stati membri s'impegnano ad intervenire individualmente o congiuntamente, per promuovere il rispetto universale e l'osservanza dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali . Questo è un obbligo di carattere legale. La dichiarazione rappresenta un'indicazione autorevole di che cosa siano i diritti umani e le libertà fondamentali.

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale del paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta.

Articolo 11
1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.

2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14
1 ) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
1) Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.

3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3) Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.

4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26
1 ) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1 ) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.

2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.

3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

MINI PROGRAMMA SETTIMANALE



Giovedì 9 DICEMBRE
Procediamo in Storia. Ripassate bene le scoperte geografiche e le civiltà precolombiane. Saranno argomento della prossima verifica, quindi studiate ogni volta!!!

In Grammatica continuiamo l'analisi logica e qualcuno sarà chiamato alla lavagna a fare delle frasi. Mi raccomando gli esercizi per casa...

Sabato
In Epica interrogo e procediamo con la lettura dei Canti dell'Inferno.

In grammatica avanziamo con l'analisi logica. Svolgete con attenzione i compiti assegnati per casa (questo vale sempre, naturalmente, per tutte le materie...).

In geografia interrogo e procediamo con il settore secondario in Europa. Rispondete alle domande della mini verifica.

lunedì 29 novembre 2010

L'attività estrattiva nei Colli Euganei



Dal punto di vista produttivo va ricordato che, essendo i Colli Euganei le uniche formazioni rocciose di un vasto comprensorio territoriale, che si estende alle provincie di Padova, Venezia, Rovigo, Ferrara e Mantova, ad essi si è attinto, fin dall'epoca romana, per coprire il fabbisogno interno di materiali lapidei, oltre che per soddisfare la domanda esterna generata dalla qualità e dalle caratteristiche tecnologiche peculiari delle rocce locali.

I reperti archeologici nelle zone termali di Abano Terme e Montegrotto Terme (Padova), e delle città romaniche del Veneto, evidenziano l'impiego della "trachite" sin dai primi insediamenti dei Paleoveneti nel primo millennio a.C. (periodo Atestino).
Fu estratta ed usata come pietra da pavimentazione stradale fin dall'epoca romana, come dimostrano tutti gli scavi ed i reperti in città romane da Adria fino ad Altino e fino alle campagne veronesi (e pure le antiche discariche presso la cava).
Tralasciando le cave coltivate in epoca antica, è indubbio che l'attività estrattiva della trachite si concentrò a partire da V-VI secolo da parte dei Bizantini e nell'età medievale, in particolar modo sull'avamposto collinare di Monselice (Padova), mons selicis (monte delle selici), tanto che Ezzelino da Romano nel XIII secolo eresse un castello merlato e fortificato da mura, sul "Colle della Rocca", poi ampliato dai Carraresi attorno al 1330. La trachite diventò ben presto materiale insostituibile per le costruzioni di edifici, castelli, monasteri, strade e mura di fortificazione delle città (v. mura di Padova).

Durante la Repubblica Veneta fu usata soprattutto per i tipici lastricati di Venezia (v. Piazza S. Marco, severo banco di prova per le sue qualità tecniche, tanto che ancora oggi è richiesta per le sue caratteristiche di particolare resistenza all'azione della salsedine) e delle città contermini. Ne fu inoltre fatto largo uso per i consolidamenti delle opere di difesa idraulica, data la comoda e utilissima rete fluviale; numerosi sono infatti i ricordi dei trasporti della roccia trachitica verso le zone marine con chiatte e burci dell'epoca, trainate da cavalli, per costruire le "difese della laguna". Celebri le dighe in soccorso ai lidi sabbiosi, periodicamente sommersi dall'acqua, spazzati dal vento e dalle mareggiate.

A seguito dell'unificazione territoriale ottocentesca, i Colli Euganei persero la propria funzione millenaria di controllo della Pianura Padana circostante, e s'intensificò nel breve volgere di mezzo secolo un'intensa attività estrattiva della "trachite": unica attività produttiva capace d'impegnare la popolosa massa di contadini espulsa dalle campagne. Accadde praticamente all'indomani dell'annessione del Veneto all'Italia nel 1866.
L'estrazione della "trachite" nel periodo fra le guerre mondiali fu favorita dall'applicazione di nuove tecnologie: sia nell'attività di cava, dove dai rudimentali scalpelli si passò alla dinamite, quindi al filo elicoidale ed all'aria compressa; che in quella di trasporto, dove per il trasferimento dalle zone di produzione all'imbarco sui natanti, si passò dai tradizionali carri dalle grandi ruote trainati da cavalli, ai carrelli su binari e poi ai primi autocarri.

La legge n. 1097 del 29-11-1971, per la tutela delle bellezze naturali ed ambientali dei Colli Euganei, ha imposto la immediata e definitiva cessazione di tutte le cave per la produzione di pietrame e pietrisco di ogni genere (il censimento del 1983 aveva rilevato 170 cave, di cui 18 attive, 6 di calcare e 12 di trachite) ed ha regolamentato più severamente la continuazione dell'attività di tutte le altre cave, tramite progetti finalizzati ad un recupero ambientale dei siti estrattivi, con limitate quantità di materiale da estrarre. In questo modo ora sono rimasti attivi esclusivamente quei pochi siti estrattivi fondamentali per la produzione di materiale lapideo di pregio, che si inserisce nelle importanti opere di restauro dei centri storici veneti, a partire da Venezia: attualmente in tutto il comprensorio collinare euganeo sono attive solo 6 cave nel bacino estrattivo di Zovon di
, e 2 cave nel bacino estrattivo di Montemerlo.

PROGRAMMA SETTIMANALE...




Martedì:
In Storia interrogo sul primo capitolo, sulle scoperte geografiche e sulle civiltà precolombiane.

Mercoledì:
Interrogo in Letteratura e procedo con la spiegazione della Divina Commedia.
Studiate bene la vita di Dante, le date della Commedia, il tema del viaggio e lo spazio concepito dall'autore fiorentino, il significato di allegoria, la divisione dell'Inferno, il primo canto. Vi servirà per l'interrogazione rispondere alle domande per casa; studiatele e ripetete le risposte ad alta voce.
Ripassate gli altri argomenti di Letteratura (v. domande di riepilogo nel blog e nei vostri quaderni).
Svolgete gli esercizi relativi al primo canto.

In Antologia leggiamo brani relativi all'autobiografia.

Giovedì
In Epica procediamo con la Divina Commedia.

Interrogo in Storia. In generale, allenatevi ad esporre e mentre parlate provate a controllare il lessico e la struttura delle frasi.

Sabato
In Epica interrogo e procediamo con la lettura dei Canti dell'Inferno.
In grammatica avanziamo con l'analisi logica. Svolgete con attenzione i compiti assegnati per casa (questo vale sempre, naturalmente, per tutte le materie...). Stavolta, in particolare, verificate di aver capito bene il complemento d'agente e di causa efficiente. Svolgete l'esercizio assegnato per casa.

In geografia interrogo e procediamo con il settore secondario in Europa. Rispondete alle doande della mini verifica.

Tema per casa!!!

Consigli per il metodo di studio (da leggere dal basso verso l'alto..)









lunedì 22 novembre 2010

LE CIVILTA' PRECOLOMBIANE

Quando Cristoforo Colombo giunse in America, nel 1492 d.C., non trovò un paese disabitato, ma popoli che avevano sviluppato, nelle terre situate tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno, civiltà raffinate ed evolute.
Si trattava dei Maya, degli Inca e degli Aztechi, insediate in quelle zone fin dal 1500 a.C. I Maya vivevano soprattutto nella zona definita dagli archeologi Mesoamerica (Messico meridionale fino al Guatemala, al Belize e in parte all' Honduras e al El Salvador), gli Aztechi nella cosiddetta Area Intermedia e gli Inca nell'Area Andina.

Maya

Mappa - Impero Maya
mappa Maya Clicca sulla mappa per scoprire l'Impero Maya e le sue città.

I bis-bis-bis nonni dei Maya, probabilmente, erano nomadi originari dell'Asia. Poi, dopo aver imparato a coltivare le piante selvatiche, si stabilirono nelle regioni a Sud del Messico. L' insediamento più antico è considerato Cuello, in Belize, che risale al 2000 a.C.

peperonciniI Maya si dedicavano, tra le altre attività alla raccolta di frutti selvatici (papaia, noci, sapodilla e spezie, quali peperoncino, vaniglia e origano) e all'agricoltura (mais, fagioli, zucche, cacao, tabacco).

Diverse le tecniche di coltivazione: "a maggese" ed "estensivo". Nel primo caso ai campi veniva concesso di prendersi un periodo di vacanza della durata di tre anni, che si alternava ad un anno di semina. Questo procedimento permetteva al terreno di riprendersi e dare frutti migliori negli anni successivi.

agricoltura MayaNel secondo caso (sistema estensivo), i campi non venivano mai messi a riposo, ma erano generalmente terreni ricchi d'acqua come le valli alluvionali. Anche il commercio aveva la sua importanza: giadeite, sale, cacao e prodotti locali in cambio di beni utilitari. L'alimento base per i Maya era il mais che veniva cucinato, dalle donne, in mille modi.
I chicchi del mais venivano posti in un vaso largo di terracotta, con acqua e calce, e lasciati riposare una notte intera. In questo modo si ammorbidivano e perdevano la buccia. La mattina successiva venivano trasformati in farina grossa.

vasi mayaPoco prima del pasto, un po' di farina veniva disposta su lunghe foglie di banano e fatta cuocere in appositi contenitori di terracotta. E voilà! Tortillas belle morbide, dopo una breve permanenza sulla brace, erano pronte. Ma non dobbiamo pensare che i Maya si ingozzassero di mais mattina, pomeriggio e sera.
Anche se, ironia della sorte, dopo una vita a base di questo cereale, da morti venivano sepolti con la bocca riempita di... mais macinato.
fagioliOltre a una o più perle di giadeite. Esistevano, infatti, oltre ai tipici chicchi gialli, anche i cosiddetti "tamales" (= foglie di granoturco ripiene bollite nell'acqua), i peperoncini pestati e i fagioli neri bolliti (avete presente quelli che i cercatori d'oro si cucinavano nel gamellino?).
E se un Maya si ammalava? Nessuna paura: c'era lo sciamano che con erbe, preghiere, riti magici, salassi e diete cercava, in men che non si dica, di rendere nuovamente arzillo e pimpante il paziente. E forse tutto questo serviva se la vita media di un maya s'aggirava intorno ai 40-50 che, per l'epoca, non era male!

Aztechi

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Gli Aztechi si stabilirono nella Valle del Messico nel XII secolo, dopo decenni di vita nomade.

Una leggenda narra che l'oracolo del dio Huitzilopochtli aveva predetto che la capitale degli Aztechi sarebbe stata fondata nel luogo in cui il popolo in cammino avrebbe incontrato... un'aquila su un cactus, con nel becco un serpente.

Così avvenne (ancora oggi questa immagine è simbolo del Messico) e la capitale, fondata nel 1325, fu chiamata Tenochtitlàn ovvero "il luogo del frutto del cactus". Sicuramente uno degli imperatori più importanti fu Montezuma: fu lui, alla fine del XV secolo, ad estendere l'impero Azteco dalla costa del Golfo al Pacifico, a sud fino al Guatemala e El Salvador.
peperoncinoGli Aztechi coltivavano mais, soprattutto, ma anche fave, zucche, peperoni verdi e rossi, pomodori, avocados, cotone, tabacco, "chia" - una sorta di salvia.
E sulla costa: cacao, vaniglia, ananas, mentre nelle valli la "batata", ovvero la patata dolce. Per aumentare la superficie coltivabile, gli Aztechi costruirono i cosiddetti "chinampas", dei piccoli isolotti di fango fissati al fondo con graticci di canne e radici.
Quando nasceva un bambino i sacerdoti consultavano una sorta di libro degli oroscopi per verificare se il neonato era nato sotto una buona stella. Il nome del piccolo era strettamente legato al giorno della nascita, mentre quello delle bambine comprendeva sempre la parola "xochitl", ovvero fiore.

AztechiLa società azteca era patriarcale. Quando una donna si sposava entrava a far parte del clan del marito che, se ricco, poteva concedersi anche più di una moglie. Solo gli aristocratici, poi, potevano sfoggiare oro e gemme considerati segni distintivi dello status sociale.
Gli Aztechi, come altre civiltà precolombiane, praticavano il sacrificio umano (perlopiù con un prigioniero di guerra). Questo avveniva soprattutto durante la Festa ("Nahuollin") in onore del dio Sole che, si credeva, si nutrisse solo di "calchiuatl", sangue umano, considerato il nettare degli dei.
Per questo motivo gli Aztechi erano continuamente in guerra con i propri vicini: non per sete di conquista, ma per procurarsi potenziali vittime sacrificali. D'altronde il Sole era la vita e offenderlo avrebbe significato la morte di tutto un popolo!

Inca

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Gli Inca entrarono da protagonisti nella storia del Sud America nel XIII secolo e più esattamente in Perù e nell'area andina. L'impero Inca durò 150 anni ed ebbe 13 imperatori.

Machu PicchuL'ultimo, Atahualpa, catturato nel 1532, fu fatto strangolare dal conquistador Francisco Pizarro. Il territorio abitato dagli Inca era molto vasto e comprendeva deserto, giungla e montagna. Proprio per rendere coltivabili anche i pendii più scoscesi, venivano costruiti, lungo i versanti delle valli, dei terrazzamenti costantemente irrigati grazie ad un complicato sistema di chiuse e cisterne.
Alimento base era la patata (con 250 varietà di diverse dimensioni e colori, dal giallo, al bruno, al nero al rosso), seguito dal mais, dalle zucche, dai fagioli, dai peperoni, dalla manioca, dalle arachidi e dai pomodori.

oro IncaGli Inca possedevano inoltre miniere da cui estrevano metalli come il rame, il bronzo, l'argento e l'oro.
Non è un caso che gli orafi andini fossero abilissimi nella confezione di monili ed oggetti vari.

Nella comunità Inca esisteva un rigido sistema di leggi. La colpa più grave era il furto, che veniva punito con la pena di morte. I reati minori venivano, invece, puniti "solamente" con la mutilazione di occhi, labbra ed altre parti del corpo.