domenica 7 novembre 2010

PROGRAMMA SETTIMANALE...


Lunedì
In grammatica chiamo qualcuno alla lavagna ad analizzare frasi.
Procediamo poi con il complemento predicativo del soggetto e dell'oggetto pp.351 - 352.

In antologia vediamo la pagina di diario.

Martedì:
In Storia interrogo sul primo capitolo e sulle scoperte geografiche. Riguardate bene i concetti chiave individuati in classe e le domande a cui avete risposto per casa. Procediamo con la spiegazione.

Nell'ora di supplenza procedo con geografia se ci siete tutti; nel caso in cui alcuni siano al bowling andiamo in aula informatica.

Mercoledì:
Interrogo in Letteratura e procedo con l'introduzione alla Divina Commedia.
Studiate bene la vita di Dante, le date della Commedia, il tema del viaggio. Vi servirà per l'interrogazione rispondere alle domande per casa; studiatele e ripetete le risposte ad alta voce.
Ripassate gli altri argomenti di Letteratura (v. domande di riepilogo nel blog e nei vostri quaderni)


Giovedì
Interrogo in Storia. Svolgete quindi i compiti assegnati per casa per prepararvi in maniera adeguata. In generale, allenatevi ad esporre e mentre parlate provate a controllare il lessico e la struttura delle frasi.
N.B.: non preparatevi solo un discorso unitario, ma rispondete alle domande guida.

Nell'ora di Approfondimento, come al solito, ci alleniamo in grammatica. Ripassiamo il predicato nominale correggendo gli esercizi e procediamo con l'analisi logica.

Sabato
Tema! Riguardate i suggerimenti per la composizione che avete nel quaderno. Allenatevi con la che traccia che vi ho dato per casa.

lunedì 1 novembre 2010

La vita di Dante



La vita di Dante Alighieri è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina.

Alla sua nascita, Firenze era in procinto di diventare la città più potente dell’Italia centrale. A partire dal 1250, un governo comunale composto da borghesi e artigiani aveva messo fine alla supremazia della nobiltà e due anni più tardi vennero coniati i primi fiorini d’oro che sarebbero diventati i “dollari” dell’Europa mercantile.

Il conflitto tra guelfi, fedeli all’autorità temporale dei papi, e ghibellini, difensori del primato politico degli imperatori, divenne sempre più una guerra tra nobili e borghesi simile alle guerre di supremazia tra città vicine o rivali.

Alla nascita di Dante, dopo la cacciata dei guelfi, la città era ormai da più di cinque anni nelle mani dei ghibellini. Nel 1266, Firenze ritornò nelle mani dei guelfi e i ghibellini vennero espulsi a loro volta. A questo punto, il partito dei guelfi, si divise in due fazioni: bianchi (filopapali che volevano però mantenere l'indipendenza di Firenze) e neri.

Dante Alighieri nacque il 29 maggio 1265 a Firenze da una famiglia della piccola nobiltà. Nel 1274, secondo la Vita Nuova, vide per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari) della quale si innamorò subito e perdutamente. Quando morì sua madre Gabriella, la «madre bella», Dante aveva circa dieci anni. A 17, nel 1283, quando anche suo padre Alighiero di Bellincione, commerciante, morì a sua volta, Dante divenne il capofamiglia.

Il giovane Alighieri seguì gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana (Santa Croce) e domenicana (Santa Maria Novella). In questo periodo strinse amicizie e iniziò una corrispondenza con i giovani poeti che si facevano chiamare «stilnovisti». Nelle Rime si trova l'insieme dell'opera poetica di Dante, dagli anni della gioventù fiorentina, lungo in corso della sua carriera letteraria, che non risultano inseriti inalcun'altra opera. È nell’ambito di questo insieme che possiamo trovare le tracce del distacco consapevole che è seguito alla prima stesura dell'Inferno e del Purgatorio , che avrebbe condotto Dante verso false concezioni filosofiche, tentazioni della carne e piaceri volgari.

A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.

Due anni dopo la morte di Beatrice, nel 1292, comincia a scrivere la Vita Nuova. Dante si consacra così molto presto completamente alla poesia studiando filosofia e teologia, in particolare Aristotele e San Tommaso.

Nelle Rime Petrose (1296 circa), forse dedicate ad una madonne Petra, bella e insensibile, si nota come l'originalità di Dante Alighieri si concreti nella corrispondenza tra materia e rappresentazione. Alla violenza della passione e alla crudeltà dell'amata corrisponde uno stile realistico, pieno di rimandi brutali.

Rimarrà affascinato dalla lotta politica caratteristica di quel periodo e costruirà tutta la sua opera attorno alla figura dell’Imperatore, mito di un’impossibile unità. Nel 1293, tuttavia, in seguito a un decreto che escludeva i nobili dalla vita politica fiorentina, il giovane Dante dovette attenersi alla cura dei suoi interessi intellettuali.

Nel 1295 infine, un'ordinanza decretò che i nobili riottenessero i diritti civici, purché appartenessero a una corporazione. Dante si iscrisse a quella dei medici e dei farmacisti, che era la stessa dei bibliotecari, con la menzione di «poeta». Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fece più aspra, Dante si schierò col partito dei Bianchi che cercavano di difendere l’indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, che fu Papa dal dicembre 1294 al 1303.

Nel 1300, Dante venne eletto tra i sei «Priori» — custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria — che, per attenuare la faziosità della lotta politica, presero la difficile decisione di fare arrestare i più scalmanati tra i leader dei due schieramenti.

Ma nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri, sostenuto dal papato, prendeva il sopravvento, Dante fu chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII.

Quando iniziarono i processi politici, accusato di corruzione, fu sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Poiché non si abbassò, al pari dei suoi amici, a presentarsi davanti ai giudici, Dante fu condannato alla confisca dei beni e «al boia» se si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze.

Fu così costretto a lasciare Firenze con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che l’aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze e che fu sempre suo feroce avversario.

A partire dal 1304, inizia per Dante il lungo esilio, nel corso del quale viene sempre accolto con favore: Verona, Lucca, forse anche Parigi… Dalla morte di Beatrice agli anni dell’esilio, si è dedicato allo studio della filosofia (per lui l’insieme delle scienze profane) e ha composto liriche d’amore dove lo stile della lode così come il ricordo di Beatrice sono assenti. Il centro del discorso non è più Beatrice ma «la donna gentile», descrizione allegorica della filosofia, che traccia l’itinerario interiore di Dante verso la saggezza.

Vagherà per città e Corti secondo le opportunità che gli si offriranno e non cesserà di approfondire la sua cultura attraverso le differenti esperienze che vive.

Nel 1306 intraprende la redazione della Divina Commedia alla quale lavorerà per tutta la vita. Quando inizia «a far parte per se stesso», rinunciando ai tentativi di rientrare con la forza a Firenze con i suoi amici, prende coscienza della propria solitudine e si stacca dalla realtà contemporanea che ritiene dominata da vizio, ingiustizia, corruzione e ineguaglianza.

Nel 1308, in latino, compone un trattato sulla lingua e lo stile: il De vulgari eloquentia, nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana e proclama di non aver trovato «l’odorante pantera dei bestiari» del Medioevo che cercava, ivi compresi il fiorentino e le sue imperfezioni. Pensa di aver captato «l’insaziabile belva in quel volgare che in ogni città esala il suo odore e in nessuna trova la sua tana». Fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani. È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.

Nel 1310, con l’arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante spera nella restaurazione del potere imperiale, il che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore.

Dante compone allora La Monarchia, scritto in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all’Imperatore quello temporale.

Verso il 1315, gli venne offerto di ritornare a Firenze ma a condizioni che il suo orgoglio ritenne troppo umilianti. Rifiutò con delle parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all’onore e alla dignità di Dante, l’accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s’entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane».

Nel 1319, fu invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città che, due anni più tardi, lo inviò a Venezia come ambasciatore. Rientrando da questa ambasciata, Dante venne colpito da un attacco di malaria e morì a Ravenna a 56 anni nella notte tra il 23 e 24 settembre 1321, dove si trova la sua tomba.

Cecco Angiolieri


Cecco Angiolieri, scrittore senese nato nel 1260 e morto nel 1313.

Figlio di un ricco banchiere, condusse una vita inquieta e dissipata e fu spesso ossessionato da problemi di denaro. Nei documenti il nome di Cecco è menzionato per multe e condanne; egli dovette inoltre essere coinvolto nel processo per il ferimento di tale Dino di Bernardino di Montelmo. Probabilmente visse quasi sempre a Siena, allontanandosi solo sporadicamente; nel corso della vita dilapidò l'eredità paterna e morì in miseria carico di debiti, tanto che i figli rinunciarono all'eredità.
Questi tratti biografici sembrano adattarsi perfettamente all'immagine che il poeta ha lasciato di sé nei suoi componimenti, tanto che per molto tempo e critici li hanno interpretati come degli sfoghi autobiografici, immediati e spontanei. In realtà la produzione dello scrittore senese s'inserisce in una ben definita corrente letteraria, nota come poesia comico-realistica, che si proponeva di capovolgere, facendone la parodia, tematiche e linguaggio della poesia stilnovista.

All'amore spirituale veniva contrapposto l'amore sensuale, al motivo della lode quello dell'ingiuria, alla donna-angelo la donna volgare aggressiva, alla celebrazione delle virtù morali l'elogio dei piaceri della vita, in particolare la donna, la taverna e il gioco.

A Cecco furono attribuiti 150 sonetti, ma sembra che solo 112 siano sicuramente suoi. Parte dei sonetti svolge il tema delle rime amorose, dedicate ironicamente a una certa Becchina; ideologicamente lontano dallo stilnovismo, Cecco utilizza il genere comico per creare dissacranti parodie dei moduli del dolce stile.

S'i fosse fuoco, arderei 'l mondo;
s'i fosse vento, lo tempestarei;
s'i fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i fosse Dio, mandereil' en profondo;

s'i fosse papa, allor serei giocondo,
ché tutti cristiani imbrigarei;
s'i fosse 'mperator, ben lo farei;
a tutti tagliarei lo capo a tondo.

S'i fosse morte, andarei a mi' padre;
s'i fosse vita, non starei con lui;
similemente faria da mi' madre.

Si fosse Cecco com'i' sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le zoppe e vecchie lasserei altrui.

E ora ascoltatelo in musica... Vi piace?

http://www.youtube.com/watch?v=HLPgP0VNqaw&feature=related


Oppure lo preferite recitato da Gassman?

http://www.youtube.com/watch?v=HLPgP0VNqaw&feature=related

PROGRAMMA SETTIMANALE...




Martedì:
In Storia controlliamo i compiti per casa e ci confrontiamo sui concetti chiave. Procediamo con il nuovo capitolo e, se riesco, interrogo una persona.

Mercoledì:
Interrogo in Letteratura e procedo con l'introduzione alla Divina Commedia.
Riguardate bene le domande che ho scritto alla lavagna e ho inserito nel blog per prepararsi all'interrogazione. Mi raccomando gli esercizi su Cecco Angiolieri!

In Antologia procediamo con la pagina di diario.

Giovedì
Vi ho chiesto di portare Geografia. Rivedete bene il capitolo su cui è stata fatta la verifica; procediamo con il nuovo argomento: il settore primario in Europa.

Nell'ora di Approfondimento, come al solito, ci alleniamo in grammatica. Vi porterò degli esercizi sulla coesione e sulla morfologia (soprattutto ortografia). Cercheremo di individuare gli errori più frequenti e ragionare su come è possibile evitarli.

Sabato
Ricordate il tema per casa e i compiti per ciascuna materia.
In Geografia interrogo e vediamo i diversi tipi di coltivazione.
In Epica interrogo e spiego Dante/ La Commedia. Svolgete i compiti che vi avrò assegnato per casa. Studiate bene la vita di Dante!
In Grammatica procediamo con i complementi. Cercate di individuare eventuali dubbi su quanto fatto finora.

giovedì 28 ottobre 2010

Le scoperte geografiche



La caduta dell’impero bizantino. La caduta di Costantinopoli avvenne nel 1453 ad opera dei Turchi ottomani, che avevano preso il posto dei Turchi selgiuchidi in Asia Minore. Essi erano di religione islamica. A Firenze nel 1439 era stato siglato un accordo fra l’imperatore bizantino e la chiesa di Roma che prevedeva la sottomissione dell’Ortodossia al Cattolicesimo in cambio di una crociata anti-turca. Ma la crociata non venne intrapresa perché le masse bizantine rifiutarono gli accordi di quel concilio.

Le scoperte geografiche. Lo sbarramento ai traffici tra Oriente e Occidente frapposto dall’impero ottomano spinse gli europei a cercare nuove vie di comunicazione. L’unica città che ancora conservava la possibilità di commerciare coll’Oriente attraverso il Mar Rosso e l’Oceano Indiano era Venezia, che non voleva dividere i suoi privilegi con nessuno. Oltre a ciò l’Occidente aveva bisogno di oro e argento per dare impulso alle nuove attività produttive e commerciali della borghesia.

La via oceanica all’Oriente venne aperta quando il portoghese Bartolomeo Diaz doppiò la punta estrema del continente africano (capo di Buona Speranza). La nave delle grandi scoperte fu la caravella, un piccolo veliero, agile e veloce. Naturalmente nessun viaggio oceanico si sarebbe potuto fare senza il perfezionamento della bussola, lo studio dei venti e l’elaborazione di carte nautiche più precise.

All’inizio le scoperte geografiche saranno il frutto dell’intraprendenza di mercanti, nobili decaduti, avventurieri e navigatori privati (genovesi e portoghesi soprattutto). In seguito i viaggi saranno organizzati dagli Stati dell’Occidente europeo. L’esigenza di scoprire nuove vie di comunicazione e nuove terre da colonizzare, partiva anche dal fatto che la formazione delle monarchie nazionali implicava la costituzione di eserciti di massa, di un’amministrazione burocratica complessa, di una politica edilizia di prestigio che col normale prelievo fiscale non si poteva più garantire.

La scoperta dell’America (1492). Allorché si cominciò a credere che i portoghesi erano ormai prossimi a raggiungere le Indie (India, Cina e Giappone), i sovrani di Spagna (Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona) decisero di finanziare il progetto del genovese Cristoforo Colombo, che si proponeva di raggiungere le regioni dell’Estremo Oriente, navigando verso Occidente, attraverso l’Atlantico. Il progetto di Colombo era motivato da tre considerazioni: 1) che la forma della terra fosse sferica, 2) che fosse relativamente modesta la distanza, per via di mare, tra le coste occidentali europee e quelle orientali asiatiche, 3) che fra esse nessun altro continente vi fosse. Questo progetto venne dapprima sottoposto ai portoghesi, che però lo rifiutarono, accontentandosi dell’impresa di Diaz.

Lo scopo dell’impresa era unicamente commerciale e mirava ai ricchissimi mercati di Cina e Giappone, di cui aveva già parlato Marco Polo (1271-91) nel suo libro il Milione. Quando Colombo approdò nell’arcipelago delle Antille era convinto d’essere giunto in Asia e grande fu il suo stupore nel vedere che non c’erano quelle enormi ricchezze di cui si parlava in Europa. Per questo motivo la sua fortuna conobbe un rapido declino, nonostante i viaggi successivi. In seguito, i viaggi di Caboto, Vespucci e Magellano dimostrarono che le terre scoperte da Colombo erano in realtà un nuovo continente.



Per prepararsi all'interrogazione di italiano




Ripassate bene i principali argomenti visti in classe:

- lingue neolatine/ volgari/ romanze (definizione e saperle elencare collocandole nello spazio)
- prime testimonianze del volgare italiano (sintesi del contenuto e analisi dei tratti linguistici più significativi)
- lingua d'oc e d'oil/ trovatori e trovieri (dove scrivono, quando scrivono, cosa scrivono)
- Scuola siciliana (quando, dove, chi)
- Dolce Stil Novo (significato del termine, periodo, autori, tematiche, stile)

analisi dei testi visti in classe (Cavalcanti e Dante)

Due testi del Dolce Stil Novo

Guido Cavalcanti






Perch’i’ no spero di tornar giammai



Perch’i’ no spero di tornar1 giammai2,
ballatetta, in Toscana3,
va’ tu4, leggera e piana5,
dritt’a6 la donna mia,
che per sua cortesia7
ti farà molto onore.8

Tu porterai novelle9 di sospiri
piene di dogli’ e di molta paura10;
ma guarda che persona non ti miri
che sia nemica di gentil natura11:
ché certo per la mia disaventura12
tu saresti contesa13,
tanto da lei14 ripresa
che mi sarebbe angoscia15;
dopo la morte, poscia,
pianto e novel dolore16.

Tu senti, ballatetta, che la morte17
mi stringe sì, che vita m’abbandona;
e senti18 come19 ’l cor si sbatte forte
per quel che ciascun spirito ragiona20.
Tanto è distrutta già21 la mia persona22,
ch’i’ non posso soffrire:
se tu mi vuoi servire23,
mena l’anima teco
(molto di ciò ti preco24)
quando uscirà del core.

Deh25, ballatetta mia, a la tu’ amistate26
quest’anima che trema raccomando:
menala teco, nella sua pietate27,
a quella bella donna a cu’ ti mando.
Deh, ballatetta, dille sospirando28,
quando le se’ presente:
«Questa vostra servente29
vien per istar con voi,
partita da colui
che fu servo d’Amore».

Tu, voce sbigottita e deboletta30
ch’esci piangendo de lo cor dolente
coll’anima e con questa ballatetta
va’ ragionando della strutta mente31.
Voi32 troverete una donna piacente33,
di sì dolce intelletto34
che vi sarà diletto
starle davanti ognora35.
Anim’36, e tu l’adora
sempre, nel su’ valore37.



Poichè
non spero più di poter tornare in Toscana, tu o ballata, veloce ed affidabile, va senza indugi, alla donna mia, che per via della sua gentilezza ti accoglierà con molto onore.

Tu porterai notizie dei miei sospiri, piene di dolore e di molta paura; ma stai attenta che non ti legga nessuna persona nemica del cuor gentile [nessuna persona malvagia]: che di certo a causa di questo fatto malevolo tu saresti osteggiata, e tanto criticata da qualcuno per colpa del mio componimento che il solo pensiero mi evoca angoscia; dopo la morte, poi, pianto e rinnovato dolore.

Tu ballata senti che sto per morire e che la vita mi abbandona; e senti come il cuore si agita con forza, a causa del manifestarsi di ciascuna mia funzione vitale. Tanto il mio corpo è gia distrutto che io non posso [più] soffrire: se mi vuoi aiutare porta l'anima con te (ti prego di questo) quando uscirà dal cuore.

Oh ballata, alla tua amicizia affido questa anima che ha paura: portala con te, nello stato angosciato in cui si trova, alla bella donna a cui io ti mando. Oh ballata, dille sospirando quando la vedi: "Questa ballata vi serve e viene per stare con voi, è partita da colui che fu servo per amore".

Tu, voce debole e sorpresa che esci piangente dal cuore sofferente, con l'anima e questa ballata va ragionando della mente stanca. Voi troverete una bella donna con un dolce intelletto, che avrete un piacere stare sempre in sua compagnia. E tu l'adorerai sempre per il suo valore.




DANTE ALIGHIERI


Tanto gentile e tanto onesta pare

*
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare1.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare2.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ’ntender no la può chi no la prova3:

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira4.

PARAFRASI
E' tanto nobile interiormente e tanto degna d'onore la mia signora, quando saluta qualcuno, che la lingua di chi riceve tale saluto ammutolisce e trema e gli occhi non osano guardare.
Ella cammina, circondata da lodi, benevola e umile, e sembra che sia una creatura scesa dal Cielo sulla terra per compiere miracoli.
appare così bella a chi la guarda che attraverso gli occhi dà al cuore una dolcezza che può essere compresa sola da chi la prova:e sembra che dalle sua labbra provenga un soffio dolce e pieno d'amore che dice all'anima di sospirare.